lunedì 30 dicembre 2019

Tutto... Da capo...

365 all'alba, recitava la mia "stecca" e già, ai miei tempi era ancora in voga fare il militare, forse, perché era obbligatorio. 

Misuriamo lo scorrere del tempo, in qualche modo, cerchiamo di renderlo alla nostra portata, così anche se la mente non è in grado di far propri concetti come: "eterno ed infinito", si sente acquietata dal dare delle misure, per quanto esse siano aleatorie, come noi, del resto.


Siamo costretti a guardare in uno specchio per vedere il mare o almeno così crediamo, eppure, il mare è lì, proprio di fronte a noi... Gira lo sguardo, appena un pò, vorrei gridare, invece, rimango lì in silenzio per non distrarmi da quella vista e poi che diritto ho di dire, di indicare.


Crescendo, la consapevolezza aumenta, si entra in una condivisione dove parlare é inutile, anzi é controproducente, la vita é assoluto percorso individuale, personale, solitario.


Ricordo quel periodo della mia giovinezza in cui capii che dovevo imparare, anzi, reimparare tutto da capo, ricordo quanta sofferenza e direi strazio, questo provocava in me, dovetti abbandonare ogni credenza, ogni cosa che mi avevano insegnato, che ora erano diventate parte di me, convinzioni per cui mi sarei fatto uccidere magari; erano come le mie gambe, come le mie braccia, eppure, ogni dolore che ogni passo mi provocava, ogni piccola cosa che avevo cominciato (davvero) ad imparare, mi approssimava a me stesso... Era la prima volta. 


Così piano piano scoprivo, nascevo realmente, finalmente potevo guardare fuori dalla gabbia, oltre il velo e la gioia ripagava la sofferenza, fin quando potei capire che in realtà, non era sofferenza. Tolte le catene, dovevo "solo" imparare a camminare.

Potevo con semplicità leggere nelle intenzioni, non solo le mie; nei pensieri, non solo i miei, avevo cominciato a guadagnare il reale orizzonte Umano a guadagnare ciò che la natura semplicemente prevede per ogni uomo, libero.

Ormai, ci sono macchine ben superiori, come capacità di calcolo o memoria, agli esseri umani, le macchine controllano e sempre più lo faranno, la nostra vita; un giorno, non molto lontano, non avremo più bisogno di studiare o d'imparare leggendo dai libri, il condizionamento arriverà molto prima, ancor prima di nascere, sarà sufficiente un piccolo chip impiantato con tutte le informazioni... Ci troveremo così a non dover più fare fatica per imparare e magari saremo direttamente interconnessi con la rete computeristica e chissà, che in un lontano passato ciò non sia già avvenuto e poi se ne sia persa la memoria, il controllo, ciò che doveva essere una facilitazione è divenuta prigione.


Utilizzare "la macchina" richiede un Uomo sempre aggiornato, sempre in contatto con il vero di se stesso.


Ci sono luoghi nel modo dove ormai l'uomo è a funzione, a supporto della macchina, dove ogni cosa é ben organizzata, dove tutto funziona bene: dalla culla alla bara, senza sbavature.


Ad esempio in Cina, è obbligatoria la scansione facciale al momento di un nuovo contratto telefonico o internet, l'obbiettivo è di poter riconoscere (una volta mappati tutti) qualsiasi persona e localizzarla in massimo 3 minuti, pensate che efficenza. 


Il grande fratello di Orwell é ormai realtà da molto tempo, anzi, si é andati ben oltre.


Certo, l'intelligenza Umana sarebbe destinata ad altro... La vita però é imbattibile, costantemente si rinnova, costantemente crea nuovi uomini, cancella i vecchi così senza fine, mantiene intatta la possibilità della riuscita.


La vita é totalmente indifferente al gioco del piccolo uomo, é totalmente indifferente alla nostra individuale riuscita, invece per noi, per la piccola infinitesimale goccia d'acqua è l'assoluto, non ci sono prove d'appello o seconde possibilità.


Tutti gli Uomini saggi o che perlomeno abbiano capito e compreso questi semplici rudimenti di vita, attuano un costante esodo, conducono una vita pressoché "solitaria", anche se sono in mezzo agli altri o magari hanno anche degli affetti o una famiglia.


A mio modesto parere, non ritengo ci siano altre possibilità, ma il fatto che la possibilità ci sia è Tutto, beh almeno per qualcuno, per quei coraggiosi che vogliano, imparare, anzi reimparare, Tutto... Da capo...


Ogni giorno... Tutto... Da capo... Tutto da capo!


Buon 2020, buon inizio!

giovedì 19 dicembre 2019

Come l'acqua... Scorre... Questa notte ad esempio.

Esistono molti modi di esistere, che poi si riducono a due.

Essere o non essere in contatto con il vero di se stessi, ciò che Platone ben raffigurò con il mito della caverna.

Certe notti mi piace cullarmi nel flusso, ogni cosa ha un suo preciso ordine, ogni tensione una perfetta meta.

È bello perché chi ha conquistato la chiave d'accesso a questo Universo è comunque in pace, ha vinto il gioco; i problemi quotidiani, le difficoltà oggettive stressano ma, rimangono palestra intellettiva, rimangono esercizio al progress, continua messa a punto.

La vita è perfetta e incorruttibile, non c'é prova d'appello. Più il tempo trascorre più aumenta la comprensione, il coessere.

C'è un luogo dove si "vedono" le cose, dove s'imparano... Sono quasi sempre diverse da tutto ciò che comunemente si conosce o che ci hanno insegnato.

Questa notte, ad esempio, a fianco delle "solite" dinamiche di cui avevo possibilità di prendere coscienza e a cui in questo periodo sono "sottoposto", ho potuto godermi quel ricercato piacere del candido erotismo della vita.

É qualcosa di molto bello, rotondo e pieno, è senso della vita, emanazione pura dell'Essere.

La vita ha previsto, come naturale "casa" e custode di quest'erotismo, la donna, purtroppo, la perdita di consapevolezza, la perdita del nostro naturale Essere, ha fatto si che si sia perduta la capacità di poterne godere; ha fatto si che tutto si sia ridotto a quello che comunemente si conosce, a quello a cui io stesso mi sono rapportato, credendo in modo errato, di poter "giocare con il fuoco", illudendomi che ci fosse quel livello di comprensione a cui è possibile accedere.

A volte mi è capitato di voler avere quel contatto che da molti anni ormai, non ho più, ma la vita va avanti senza problema, senza particolare stress, anzi...  

C'é un meraviglioso mondo, nel quale siamo immersi e nel quale vaghiamo senza vederlo, senza averne consapevolezza.

C'é un costante e continuo erotismo; è semplice perdere quel filo, é semplice cadere dalla sottile linea della vita, unica via possibile.

Le persone che hanno dato storia al proprio progetto, che hanno dato progress alla propria vita e che hanno accesso a questo universo, faticano molto a rapportarsi: continuano a "ricevere addosso", i rifiuti, i limiti, la malattia, le frustrazioni, la rabbia, ecc. ecc. di quello che è il "normale" mondo, dove ognuno porta avanti le proprie "sciocche" ed inutili convinzioni, proprio quelle che le hanno rese e continuano a renderle schiave.

Ovviamente, questo di cui scrivo, non è nella possibilità razionale se non ben evoluta, ma normale percezione umana.

Tutti siamo in grado di vedere le aberrazioni che ci circondano, non sono poche, tutti hanno la propria soluzione, tutti hanno una propria teoria, ancor prima di aver saputo risolvere la personale vita, sanno però come risolvere i problemi del mondo... 

Tranquillamente, nel frattempo la vita scorre... Passa, mentre nel silenzio, qualcuno la gode...

Ci sono tutte le teorie, ci sono tutte le parole, tutte le idee... Ma...

Bisogna concretamente fare, partendo dalle piccole insignificanti cose, dalle piccole fondamentali azioni quotidiane... Il giorno non finisce mai, soprattutto la notte.



domenica 10 novembre 2019

Motherless Brooklyn

Ogni film ben fatto ci svela qualcosa d noi.

C'é una certa precisione in questo film in cui l'aspetto emotivo, l'aspetto non vitale tende a portarci verso verso il negativo, verso la perdita di senso, verso la perdita dello scopo. Tende a portarci fuori di noi.



Certo non posso dire che Moses Randolph (Alec Baldwin) fosse un personaggio perfetto ma, per quello che si vede nel film, certamente il più dotato. Aveva una visione, uno stile e intelligenza.

In qualche modo aveva compreso "il gioco", persino ne aveva potuto cambiare le regole.

Non è mai un Grande il pericolo per un un altro Grande, il pericolo per questo tipo di persone sono sempre i "piccoli uomini": giornalisti, figure di second'ordine come Lionel Essrog (Edward Norton) evidenziato nel film con una particolare sindrome. 

Addirittura mi sono sorpreso, durante il film, a fare il tifo per lui ed è quello che avviene nella vita reale, si finisce per fare "il tifo" per chi alla fine ci pugnalerà alle spalle.

Nel film c'é una scena nella quale Moses, attratto dall'intelligenza del suo rivale, cerca di portarlo a se, di dargli una via ma, Lionel é ormai fuorigioco, fuori il gioco della vita.

Forse se il suo mentore Frank Minna (Bruce Willis) avesse scelto un collaboratore diverso non sarebbe morto, di fatto Lionel gira sempre intorno ad eventi "distruttivi" quasi li attirasse. Sembra sempre in cerca di un salvatore/trice, di una "mamma" che possa carezzarlo dietro al collo per calmarlo, così come lui racconta.

In effetti si vede, durante una scena in un jazz club, la figlia del proprietario fare lo stesso gesto e lui da quel momento, sposterà ulteriormente il suo essere "tagliato fuori".

Laura Rose (Gugu Mbatha-Raw) facendo un'analisi introspettiva, rappresenta "il diverso", così la madre, prima di lei e con la quale Moses era "caduto".

Laura Rose da "mamma" protettrice, diventa quella da proteggere, ma nessun personaggio si muove di vita propria, tutti hanno un senso esclusivamente per l'esistenza, per la contrapposizione all'unico leader del film, all'unico che costruiva qualcosa.

Nel film si prefigura la caduta di Moses e se questa fosse poi stata, sarebbe dovuta solo ai suoi errori, che poi si riducono ad uno: aver scelto le persone sbagliate.

Prima la cameriera, madre di Rose, poi il suo uomo di fiducia William (Josh Pais), avrebbe scelto persino Lionel, attratto in qualche modo dalla sua "finta intelligenza". Finta perché non capace di produrre nulla, senza qualcun altro, perché nel film evidenzia una vita "fallita", una vita insignificante per lui e per gli altri; le persone vicino a lui o che avvicina, muoiono o debbono scappare. Non è in grado, posto di fronte a Moses di fare il salto, non é in grado perché arriva impreparato, troppo orgoglioso per discutersi. Il suo complesso, lo ha posto "contro", contro Moses, contro il mondo, contro se stesso... 
É un malato, un fuori "gioco".

Persino la casa al mare gli é stata lasciata in eredità dal suo capo e mentore Frank Minna, lui non ha costruito nulla.

C'è precisone nei personaggi, nei dettagli, interessante il sogno in cui Lionel si vede affondare, abbandonato, senza controllo in una pozzanghera che diventa acqua senza fondo. 

É interessante anche notare gli aspetti familistici di Moses. In qualche modo, tiene legato a se il fratello minore, che incapace di autonoma "grandezza", risulta essere il fulcro, il motore della caduta. Sembra essere il perfetto orchestrante, il grimaldello capace di aprire ogni porta. Un emarginato che, il fratello capace, non ha avuto Il "coraggio" di eliminare dalla propria vita.

Il film si conclude con la scena di Lionel e Rose che abbracciati guardano il mare, fuori dalla casa ricevuta in eredità, sembra avere "un lieto fine: "un malato e la sua "mamma".

Ma cosa faranno per vivere? Per quanto potranno guardare il mare prima di lavorare?
Che lavoro faranno senza i loro rispettivi riferimenti, entrambi uccisi, fatalità...

Moses, fondamentalmente era solo, tutti gli altri "piccoli" personaggi del film, invece si trovano, si cercano, si alleano (giornalisti, malati, sbandati) con un solo ed unico fine; far cadere qualcuno che loro non potranno mai essere. 

I campi da gioco, le strade e i ponti costruiti da Moses sono lì e di loro?


Esistono molti film, nello stesso film... Molti modi di vita, nella stessa vita... Ma una sola possibilità: realizzare il proprio progetto; in fondo, siamo liberi, liberi di sbagliare.


venerdì 9 agosto 2019

Tempo di bilanci

... É tempo di bilanci...

Ci si abitua a queste frasi, sentendole, leggendole,
ci si abitua e poi... Si fanno proprie; ad un certo punto, in diversi tempi della propria vita, si cerca di fare un bilancio: a 30 anni, a 40, a 50 poi a 60, come se il fare questo potesse dare un certo senso di sollievo, come a cercare le voci di bilancio positive (positive in base a cosa poi...).

Come se le nostre "piccole" vite potessero elevarsi, come contassero davvero qualcosa; come se un granello di sabbia potesse essere un castello.

Personalmente, non ricordo di averne mai fatti, mi sembra così semplice la vita che, farne un bilancio risulterebbe presuntuoso, privo di senso.

La vita é così semplice; ogni azione determina un risultato, ogni complesso, ogni parte di noi stessi, lasciata indietro determina conseguenze.

I bilanci sono sempre abbondantemente prevedibili, previsti!

Nel normale progress della vita i bilanci si fanno in anticipo della storia.

Certo, la vita a cui mi riferisco é quella che i "nostri antichi padri" conoscevano, quella che si faticava, quella che si guadagnava con la reale conoscenza di se stessi.

Il mio tempo tempo di bilanci é ogni sera;

ogni sera rivedo la giornata appena trascorsa, ogni singolo momento, ogni singola emozione, il motivo di ciascuna di esse, 
ogni sera rivedo ogni tentativo di boicottaggio,
ogni tentativo di "sporcare" l'Anima, (per lo più questi derivano da frustrazioni accumulate);

poi arriva la notte e la notte richiede sempre attenzione, maggiore di quella diurna,
la notte é sempre diversa e piena, difficile prevederne l'andamento;

durante la notte: s'impara, si lotta, si metabolizza, si capisce, si cambia rotta, si vede, si progetta, si decide e tanto altro.

È tempo di vacanza (dal latino participio presente di vacare essere vuoto)È tempo di bilanci...

... Non per tutti...

giovedì 1 agosto 2019

Ossessione come scelta

Etimologia: ← dal lat. obsessiōne(m) ‘assedio’, deriv. di obsĕssus, part. pass. di obsidēre ‘porsi davanti, assediare’, comp. di ŏb ‘davanti’ e sedēre ‘sedere

Scelta:   della volontà consistente nel decidere consapevolmente e liberamente tra vari e possibili corsi di azione alternativi.





L'ossessione è una passione nel senso quotidiano.

Principalmente "la macchina" ha rovinato il semplice ed il bello del fluire, distorcendo la natura Umana, in questo procedere quasi nulla è stato tralasciato.

Anche il senso delle parole, il vero significato di esse, in questo processo ha contribuito fortemente anche il clero; così la parola che in origine significava "assediare, porsi davanti" è diventata "possessione" nel senso di invasamento diabolico, poi ripresa, sempre in senso negativo, dal campo medico.

Clero infatti deriva dal greco κληρος (che viene a sua volta da κλάω = spezzare, distruggere, rompere).

A me piace pensarla come "porsi davanti", assediare con coraggio, determinazione e senza scuse; ossessione come scelta, come volontà nel decidere consapevolmente.

Ossessione nel compiere il proprio progetto, il proprio scopo nella vita; una ghianda non può scegliere se cadere su un terreno fertile e diventare una grande o quercia, finire su una strada o essere mangiata da qualche animale; all' Uomo invece è data la facoltà di scegliere, è "obbligato" a scegliere ed in ogni caso lo fa.

Così come le parole hanno perso, tradito il loro significato originale, l'uomo ha perso la sua linea guida, si trova a fare, a scegliere e infine a vivere scisso, diviso dal suo reale progress, si trova ad apprendere regole, schemi, non solo antitetici e non funzionali ma, distruttivi per la propria natura.

Quotidianamente vedo questo e certo, non è bello, non è bello vedere madri e figli continuare a vivere "legati", vederli, a loro insaputa, ricattarsi, non evolversi, arrotolarsi e diventare "mostri". Il tutto nascosto, giustificato da ciò che si pensa sia amore, del resto anche tutta l'educazione va in quella direzione e l'incapacità, la volontà nel non voler o saper verificare, avendo perso la personale bussola, fa si che l'Essere Umano sia ridotto alla condizione che tutti possiamo vedere ogni giorno attorno (e dentro) noi.

Ossessione come scelta, si c'è originaria forza in questa frase, c'è quel senso di naturale riuscita che ogni Umano sente ed ha dentro se stesso, almeno finché la sua anima non l'abbia abbandonato.

Anche di questa tipologia di "esistenti" ne ho una costante e quotidiana esperienza. (dal latino experientia, deverbale di experiri- esperire, ossia "provare su di sé, sperimentare.)

L'anima, la "forza vitale" semplicemente abbandona, lasciando un corpo che essenzialmente esiste, senza più possibilità del "passaggio", senza più possibilità di mediazione tra esistere ed Essere, si diventa zombie.

Tutto per rimanere fedeli a idee, schemi che ci hanno "immesso" e che ormai reputiamo nostri, al tal punto che saremmo disposti (e lo facciamo) a morire per essi.

Allora, ben venga, l'ossessione come scelta, ben venga l'avidità (dal lat. avidĭtas -atis]. – L’essere o mostrarsi avido, desiderio intenso e smodato) di vita, di Essere, di vera Umanità, di rimettere ordine esatto.

Si, sono ossessionato, avido, (dal lat. avĭdus, der. di avere «bramare»]. - Che ha smodato desiderio di sapere, di conoscere. -

... Come scelta, sono ancora vivo e non perché semplicemente respiro o cammino; perché sono ancora un Uomo! 

Un semplice Uomo che ogni giorno guadagna il proprio Essere, con profonda umiltà vive, si pone davanti, guadagna la propria felicità... Consapevole che siamo solo liberi di sbagliare... Fino al rientro.

sabato 20 luglio 2019

I lettera aperta al Comitato

Caro Comitato,

se il nostro lavoro, se il nostro agire, se le nostre azioni avessero solo un fine, saremmo fuori gioco, avremmo già perso e tutto sarebbe inutile.

Ognuno di noi ha iniziato quest'esperienza lavorativa per un diverso motivo, poi sostanzialmente riconducibile a quello economico.

Personalmente ho sempre considerato l'aspetto economico, come una scusa, come una conseguenza, come fatto ineliminabile; ciò che realmente mi ha sempre spinto ad agire è la ricerca di quella possibilità che "ogni" essere umano ha o avrebbe.

Ciò che mi ha sempre affascinato è il progress, il divenire di ogni aspetto Umano, personale: d'intelligenza, di comprensione, di realizzazione; in sostanza, della semplice realizzazione del nostro potenziale. 

Il Comitato diverrà sempre più questo luogo, il luogo del successo ma, soprattutto del succederà... Il luogo dove inventare quel passo che prima non c'era, il luogo dove trovare quel me che prima non sapevo.

È chiaro che io veda le nostre motivazioni, veda il nostro passato perché esso è presente in ciò che siamo, veda le nostre frustrazioni, veda ciò che non ha funzionato però, vedo anche il nostro futuro, almeno di chi, non solo semplicemente lo vorrà ma, per chi pagherà il prezzo di sedersi davanti a se stesso, senza nascondersi.

Quando scrivo: "Vedo il nostro futuro" intendo, quello potenziale, quello possibile, questo cambia costantemente e non è mai uno solo. 

Si nasce, si diventa bambini poi adulti e ad un certo punto tra i vari piaceri e desideri che la vita mette a disposizione e che progressivamente ci "necessitano", c'è quello d'incontrare altre Anime perché in quell'incontro amplifichiamo noi stessi.

Non è importante quella presentazione, quel modello, quell'obiettivo, l'importante è la possibilità che diamo a noi stessi attraverso quegli strumenti, è importante cosa diveniamo o possiamo divenire attraverso quei modelli.

Nel mio passato ho avuto, ho partecipato a diversi gruppi di lavoro ma, il mio vero obiettivo è stato sempre lo stesso... Poi nel tempo, qualcuno, sceglie altre strade, si perde o entra in senilità precoce, la vita è fatta così è ne è totalmente indifferente.

Siamo padroni del nostro destino, nel bene e nel male, costantemente scegliamo.

Sono certo che qualcuno di noi, non solo capirà questo elementare concetto ma, si metterà in cammino, si metterà in discussione, comincerà a divenire e vorrà percorrere la strada verso "casa".

I migliori capiranno e sapranno leggere quei "piccoli segni lungo la strada"; Investore ha un  logo e un distintivo con la nostra denominazione ed un gabbiano, certo, un distintivo non vuol dire nulla, in se per se ma, vuol dire molto a chi sa cosa realmente c'è ed esiste dietro, ricorda a noi che le difficoltà servono per essere superate e non per arrendersi a queste, ci ricorda che non siamo consulenti finanziari, assicuratori, imprenditori, liberi professionisti, consulenti aziendali, personal advisor o altro... Siamo semplicemente Uomini in progress che oggi hanno scelto e/o sceglieranno di essere, di rappresentare INVESTORE.

Vi ricordate quanto serio era ogni gioco che sceglievamo di fare da bambini?!
Per esso piangevamo, ridevamo, davamo il massimo, vincevamo o peggio, perdevamo ma, sempre attraverso esso prendevamo maggiore coscienza di noi, avevamo spostato un passo avanti il nostro orizzonte, la nostra realtà, il nostro campo d'azione.






Investore è il nostro attuale "gioco", non è semplicemente o banalmente il nostro lavoro, è la "scusa" che diamo a noi stessi per divenire e per dare un senso...

Se perdiamo il focus, se perdiamo il vero motivo, se perdiamo l'anima ci ritroviamo con pochi e inefficienti modelli e schemi e in relazione ad essi cominciamo ad agire, pensare e vivere.

Ci ritroviamo a pensare che la felicità sia una villa con piscina, poi una barca, un aereo, una spa, una vacanza, un luogo diverso dove vivere, un auto, una famiglia, dei figli, una vita "comoda", i soldi, insomma, ognuno di noi sa bene ciò a cui ormai si ritrova ad ambire e a desiderare.

Viviamo in una doppia scissione: una tra quello che desidereremmo e quello che siamo, l'altra tra quello che desideriamo e quello che davvero dovrebbe essere e che non  conosciamo.

Vivere ed avere non sono sufficienti a certi Uomini, certi Uomini hanno bisogno di Essere e ognuno di noi ha già la mappa del proprio successo.

Investore rappresenta una possibilità di lavoro, una possibilità di vita, di avere e soprattutto di Essere; di questo il Comitato si occupa e sempre più lo farà con chi c'è e/o con chi ci sarà.

Mi piace il nostro simbolo, mi piace cosa c'è dietro, cosa rappresenta e non ho paura ad evidenziarlo.

È un "gioco" meraviglioso e... alla fine persino si guadagna denaro! 



martedì 26 marzo 2019

I grandi uomini sono i più soli.

“I grandi uomini sono i più soli." C.Bukowski

Ciò che riconosciamo simile ci piace, ci conferma, come se l'altro desse sicurezza a me.

Stesso vale quando ci troviamo in disaccordo, la contrapposizione rafforza me.

Ad un certo punto, può capitare invece, che ci si cominci ad interrogare sulle piccole cose e poi via via, pian piano, trovate le risposte e verificato che le risposte funzionino, ci si continui ad interrogare su tutte le altre e così si finisce per trovare molte soluzioni, che fanno verità.


Quale domande?!

Perché..?


Perché le donne si truccano o si depilano? Beh ora anche gli uomini...

Perché si rifanno le tette o si gonfiano le labbra? 
Perché si diventa mercato, merce?

Perché l'intelligenza umana diventa serva di intelligenze "inferiori"?

Perché l'essere umano finisce con il diventare servo di un cane o un gatto?
Perché si accusa e si pretende?

Perché ci si costringe in schemi e orari?
Perché lavoro e vacanza e non semplicemente vita?
Perché una famiglia e dei figli?

Perché costantemente si distrugge ciò che si costruisce?
Perché si boicotta se stessi?
Perché la paura o la rabbia con cui si convive?

Perché si nasce e si muore?


Perché..?

Così da domanda a domanda, da risposta a risposta, seguendo quei piccoli segni lungo la strada, si trova il senso e ad un tratto si é in pace.


Ogni domanda pretende una risposta, se una domanda si da, la risposta esiste; il compito è trovare la risposta, il compito è quello di trovare l'unica reale risposta tra le infinite vere... L'unica reale!

Si diventa via via più "soli" pian piano che le domande a cui rispondere tendono a zero, si è soli perché non c'é alcun interesse a voler dire, a volersi confrontare, non si è più nel piano della dialettica.

Ad un tratto, in questo processo di profonda personale e onesta umiltà ci si trova "soli", non nel senso che comunemente s'intende, non nel senso di solitudine.

"Solo" nel reale senso della parola, nel senso in cui i padri la intendevano: dall'arcaico “sollus”, che significa “intero”, che non ha bisogno di altro per completarsi... Da per se forma un tutto.

Non c'ê più competizione o conflitto né identificazione, solo tensione positiva verso l'esatto, verso il senso compiuto del gioco. Il gioco continuo di adeguare il proprio "io cosciente" alla propria "anima", il gioco di dare l'intelligenza cosciente al proprio Essere, di trasformare un servo maldestro e antitetico, in fedele servitore.

La coscienza tocca, diviene, per un breve attimo, facente parte del sempre esce da quello che conosciamo come spazio/tempo ed in questo realizza lo scopo; molto più della visione o idea di paradiso; il fedele servitore vede per un attimo l'eterno.


Certo Bukowski intendeva altro ma, ognuno ha i propri problemi da risolvere.

"Sollus"...

sabato 26 gennaio 2019

Mi piace

... Mi piace ogni respiro...

... Mi piace scoprire ogni momento un pò di più di ciò che esiste...

Mi piace godere di ogni sapore, di ogni cosa che accade e di cui sono consapevole mentre la coesisto...


Mi piace improvvisare un posacenere per un sigaro...

Mi piace la mia solitudine, perché esiste un universo dove la solitudine non esiste...

Mi piace poter guardare e poter vedere fin dove voglio, fin dove decido, ogni cosa...

Mi piace poter guardare le persone e vedere fin dove voglio, fin dove decido, fin dove loro non sanno e forse, non sapranno mai,

mi piace perché in fondo alla loro Anima, c'è un "unico" dove anche io Sono...

Posso vedere in ogni persona, il presente, il passato e il futuro... 

Mi piace ogni respiro, ogni attimo di Anima, ogni istante di vita...

Mi piace la consapevolezza, la luce che diventa abbagliante quando chiudo gli occhi...

Mi piace parlare anche se molto raramente lo faccio davvero, mi piace cambiare la realtà, a volte, persino lasciarla com'è...

Mi piace il rammarico che provo per certi amici, che avrebbero davvero potuto essere Grandi e che non lo saranno mai... E he ho dovuto lasciar andare...

Mi piace il sommo rispetto che ho verso la libertà, che tranquillamente uccide...

Mi piace ciò che penso, che creo e che mantengo... Mi piace anche cambiarlo...

Mi piace la creatività e il coincidere con questa,

mi piace l'infallibilità, la perfezione dell'Essere e la sana natura umana dell'esistere, 
mi piace lo "spietato" gioco della vita...

Mi piace sapere cosa sia la libertà, l'Amore, lo scopo della vita, mi piace persino giungere al piacere come continuo perfezionarsi... 

Mi piace quell'intimo profondo infinito senso di Pace...

Mi piace fare, 
mi piace ogni traguardo raggiunto e ancor più il successivo...

Mi piace ogni giorno, 

... semplicemente...

Mi piace...