martedì 6 ottobre 2026

Tutto il mio senso...

 

Ho spinto la mia mente fino al suo limite e quel limite, nel tempo, è sembrato ampliarsi.

Potevo vedere entro quali confini gli uomini giocavano le loro esistenze: limiti emotivi, razionali, culturali, memetici.

Potevo osservare le regole invisibili del gioco: convinzioni ereditate, desideri appresi, paure scambiate per verità, idee ricevute e poi difese come se fossero proprie.

E più quei confini diventavano visibili, meno sentivo il bisogno di giudicare chi ancora vi si muoveva dentro.

Perché vedere la gabbia non significa disprezzare chi vi abita.

Significa soltanto aver smesso di confonderla con il mondo.

Si è ampliato nella capacità di metabolizzare il piacere, nell’attraversare ogni stato e ogni stadio delle cose, fino al punto di divenire scevro da ogni sorta di mito. 

Fino a quel punto in cui, forse, inizia la libertà.

Finalmente libero, potevo percepire ogni altra persona. Potevo vederla senza più attriti, senza il bisogno di giudicarla, senza il desiderio di contrapporle un altro — inutile — punto di vista.

Non avevo più bisogno che l’altro vedesse ciò che vedevo io.
Potevo, finalmente, vedere lui.

Ora potevo spingere la mia mente in luoghi lontani e in epoche perdute nella notte dei tempi, come un sintonizzatore che attraversa le frequenze alla ricerca di un segnale.

Continuavo a mimetizzarmi, a cercare interesse in quelle attività che ormai mi apparivano inutili: il lavoro e tutte le altre futili occupazioni umane. Partecipavo ancora al gioco, pur avendo cominciato a scorgerne la natura.

Mi avvicinavo al compimento di questa vita con la consapevolezza di aver vissuto tutto ciò che mi era stato possibile vivere, e forse anche di più.

Eppure rimaneva quel salto.

Il salto che neppure una mente allenata può compiere. La mente poteva condurmi fino alla soglia, ma non oltre: le era precluso l’ultimo atto, precluso ciò che È, da sempre, là dove il tempo e lo spazio non hanno più alcun senso né significato.

Ora, libero, rivolgevo il mio interesse proprio a quel salto.

Quello spazio che un tempo avrei cercato di comprendere era diventato, ormai, qualcosa da accogliere. Non più una distanza da colmare con il pensiero, ma una soglia davanti alla quale il pensiero stesso doveva arrendersi.

E comprendevo che la libertà non era la fine del viaggio.

Era soltanto il suo inizio.

L’inizio di un viaggio che accomuna ogni Anima che desidera il rientro e che, attraversando il gioco, non si è perduta nel gioco stesso.

Ora nessuna cosa era più importante e ciò che ancora lo era, o che lo era stato, provocava soltanto un semplice senso di dolce atarassia.

Potevo percepire l’intera mia esistenza come un istante, un battito di ciglia nello sconfinato oceano di uno degli infiniti universi.

Ora non affrontavo più il buio. Anch’esso non significava più nulla, così come non significavano più nulla tutte quelle buffe costruzioni della società umana che gli uomini continuavano a ritenere importanti, necessarie, assolute.

L’intera umanità, con tutte le sue epoche, le sue guerre, i suoi amori, le sue conquiste e le sue storie, poteva essere racchiusa in un solo istante, perduta in un piccolo infinito di periferia.

Avevo spinto la mia mente fino al confine, e questo era stato sufficiente a far capitolare, uno dopo l’altro, tutti i sostegni sui quali un tempo essa si reggeva.

Ma esiste un tipo di libertà difficile, terribilmente complessa da sostenere.

È la libertà che nasce quando nulla ha più bisogno di essere assoluto.

Quando perfino ciò che chiamiamo umanità può essere osservato per quello che è: un passaggio.

Qualche centinaio di millenni e non sarà rimasta neppure una vaga traccia di ciò che oggi chiamiamo umanità e a cui attribuiamo tanta importanza.

Le nostre città, i nostri confini, il denaro, le vittorie, le sconfitte, i nomi incisi nella storia, le idee per le quali abbiamo combattuto, amato e sofferto: tutto sarà scomparso.

E anche dei più grandi e delle loro gloriose giornate, piene di emozioni e capaci di cambiare il corso della storia — Alessandro Magno, Aristotele, Leonardo da Vinci, Gesù di Nazareth, Siddhartha Gautama, Confucio, Albert Einstein — non resterà nulla.

Solo lacrime nella pioggia.
E, abbastanza lontano nel tempo, neppure la pioggia.

Ogni sera rivolgo lo sguardo al tramonto.

Ho avuto la possibilità di vedere il Sole.

E anch’esso, un giorno, sparirà, come se non fosse mai esistito.

Ora, e solo ora, posso sentirmi parte del Tutto.
Posso accarezzare l’eterno per un breve istante.

E quella fugace carezza è tutto il mio senso.

mercoledì 28 gennaio 2026

Fantasmi dal passato; io fittizio... Guadando il fiume

 

Da qualche tempo ho smesso di rimanerci male, di essere deluso; 
ho smesso da quando ho razionalizzato l'idea dell'evidenza che vedevo e vedo;

l'io che ci governa e guida, di cui siamo sempre sicuri, che in anni di "sistema" ed educazione si trova composto di idee, convinzioni, sicurezze, stereotipi, fedi, morali, memi; quello che riteniamo (erroneamente), unico ed originale é in realtà un semplice copione, una semplice e omologata replica.

Un servitore incapace di servire il nostro nucleo energetico o anima per chi così la chiama.

Certo l'io sarebbe strumento capace di riflette la reale volizione del nostro vero... Sarebbe ma, di fatto, non lo é. É un cruscotto dei comandi dove ogni strumento misura in modo errato.

Quindi, con chi rimanerci male? Essere deluso da chi? ... Da una replica, neanche consapevole del vero di se stesso?! Illuso di meritare un opinione realmente concreta?

Vedo repliche, vedo fantasmi con la sola convinzione di essere vivi, di poter incidere con il mondo e con chi sa che cosa.

Un giorno, di molti anni fa, semplicemente ho smesso, quando ho toccato e razionalizzato che, al massimo del mio sforzo, potevo solo far parte di quella matrice e così facendo ne diventavo ancora parte, ancora una volta... Perdevo me, smarrivo l'incidenza del e nel reale.

Ricordo un film dove si domandava: "Pillola rossa o pillola blu?"

Nel film sembrava semplice, nel film... La realtà che vivo è proprio quella; ci si sente e si é soli ma é una solitudine completa e rotonda, felice, nessuno vede ma questo, non mi rende meno vivo.

Le molte volte che ho provato a "svegliare" qualcuno, per amicizia, per amore o per scelta consapevole, ho sempre e senza eccezione, ricevuto indietro tradimenti, sporco, incomprensione, rabbia, disprezzo, accuse, pretese, giudizi e senza che tutto ciò servisse a qualcosa.

Più ho investito vita, più la reazione è stata forte e assoluta; ho amato profondamente, più di quanto non vedranno mai, ho investito energia e vita e sono stato tradito o per meglio scrivere, hanno tradito il loro profondo essere.

Il bello è che non sento nulla rispetto a loro, loro semplicemente non sono, non esistono nel mondo reale, come potrei avercela con un programma, con una matrice? Ombre nel mondo reale che intravedo e che non posso svegliare, costantemente vivo questo...

Sono risentito con me stesso, di come abbia potuto investire così tanto, vedo tutto ciò e malgrado questo, ho avuto la presunzione di poter incidere... La macchina non si batte, nessuno può farlo.

Così, con amore, per l'ennesima volta, curo le mie ferite, in fondo, autoinferte, accetto (con sofferenza) la perdita di chi ho amato, in fondo non sono mai usciti dalla matrice, dal programma e con dolcezza infinita, lascio andare... Così con le loro critiche, accuse, rabbia, motivazioni, giustificazioni e tuto ciò di cui hanno bisogno per accreditare ciò che non funziona e non funzionerà mai... Vedo le loro frustrazioni, le malattie che subiranno, le angosce, la loro infinita irrealizzazione, le loro spiegazioni, la loro inconsistenza, superficialità e pochezza.

Ho notato che abbiamo costantemente attivi nella testa o almeno provano ad esserlo, fantasmi,  anche dal passato: vecchi amici persi, persone care che ci hanno lasciato, amori andati, affetti che a vario titolo abbiamo accarezzato e che se non "passano" nella testa durante il giorno; vengono o possono venirci a trovare nei sogni ed è proprio lì che possiamo e dobbiamo ancor più intervenire.

Questi fantasmi non esistono più, non fanno più vita, sono andati per sempre ma, la macchina li usa per farci cadere, per riproporre (all'infinito) il programma, per ristabilirci nella vita fittizia, dove con il pilota automatico la consumiamo, come repliche, senza mai realmente saperlo, senza mai vederlo veramente.

Routine: sveglia, lavoro, casa, famiglia, malattie, desideri, sogni, obiettivi, successi, disgrazie, marketing, modelli da seguire, convinzioni, fedi, merce, ecc.

Guardo e sorrido; immagino la nostra Terra, un puntino sperso ai margini della galassia, in un angolo di chissà quale infinito, dove la sua presenza o meno, è assolutamente ininfluente... Eppure, su quel puntino, quella che definiamo umanità si accalca, in guerre, si confronta su religioni o politica, immagina un qualche dio salvifico e si scanna per denaro... Assoluti fantasmi, come potessero ingannare il tempo e l'energia.

La nostra galassia viaggia oltre i due milioni di chilometri/h verso ciò che viene definito il "Grande Attrattore" e dove è destinata a fondersi tra qualche miliardo di anni e nel mentre l'uomo ha chissà quale presunzione, la gran parte di ciò che costituisce questo cosmo non la vediamo, non la conosciamo, come la materia oscura, non conosciamo nulla e crediamo di sapere tutto.

Abbiamo solo un semplice dovere, quello di corrispondere al nostro nucleo energetico, di avere un "io" reale, di essere vivi e di vivere prima di morire.

La natura ci ha dotato di tutti i mezzi e strumenti per realizzare il nostro scopo, in salute e in felicità e neanche questo facciamo...

Ho 60 anni, sono sano da sempre, sono felice da un pò meno, sono vivo e continuo il mio viaggio; la mia mente si fermerà, morirà qui, questo è il gioco, non l'ho deciso io ma, ho scelto e deciso di giocarlo, senza alibi e senza scuse; se la mia "anima" continuerà o meno, in fondo, non è importante, ciò che conta è solo ed esclusivamente di vincere o perdere, di realizzare o meno il nostro progetto di natura, con gioia, amore e felicità... In fondo è semplice, come la Vita!

sabato 25 ottobre 2025

Nel mezzo di un gelido inverno

Ho trovato molto interessante la serie televisiva "Peaky blinders", da molti spunti su cui riflettere ed un spaccato preciso circa la genitura.

In effetti non ho visto spesso personaggi leader che, seppur... https://substack.com/

giovedì 9 ottobre 2025

Luna, Luna piena

L'alba pulisce ogni pensiero, ognuna apre un nuovo possibile, si nasce.

Niente vi è paragonabile, non accade solo fuori... https://substack.com/

martedì 7 ottobre 2025

Mi piace il vino e tra questi,  particolarmente il "Carignano" produce sensazioni particolari in me, entra in risonanza con le mie cellule, dallo stomaco e dalla pancia si irradia in me.

La produzione di questo caratteristico vino è quasi tutta incentrata nel Sulcis, regione compresa fra le ultime propaggini montane della Sardegna sud-occidentale e il mare. Probabilmente furono i Fenici, fondatori dell'antica Solci nell'isola di Sant'Antioco, ad introdurre questo vitigno in Sardegna.

Noi siamo ciò di cui ci nutriamo e non mi riferisco solo ai cibi o a quello che beviamo, ma anche e soprattutto a ciò che proviamo, a quello che pensiamo e a dove poniamo la punta della nostra azione.

Ricordo quando, molto tempo fa...    @fabriziorinaldi