Gli spazi liberi sono sempre minori, sempre più difficili, lusso...
Gli Umani ancora Vivi, amano il lusso, il superfluo, nella vera accezione dei termini...
E sì, non siamo più liberi neanche nel linguaggio, abbiamo perso il contato semantico, abbiamo perso il contato, tutto è divenuto ombra, tutto è divenuto riflesso.
Elaboriamo sommi concetti, ma il soggetto dov'è?!
Già, il lusso e il superfluo sono la naturale casa, quando si è smesso di cercare la libertà, quando si può "giocare" con i propri pensieri, con la mente, quando si può scegliere il proprio stato, come quando si sceglie un film al cinema od un vestito.
Può capitare che quel film ci piaccia, che qualcosa di noi non sia stata ancora "capita", che si sia ancora, seppur in un breve tratto, inconsapevoli... Allora, si resta dentro a quel film per un pò, si comincia ad "amarlo", così può accadere nella testa e nei sentimenti...
Legati, presi da quello stato d'animo: malinconia di un ricordo, gioia di un momento, nostalgia di cose passate e così via.
È in quei momenti, dove esistiamo o indugiamo, che inizia la corruzione... Di questo si ha evidenza nelle immagini subito successive o nei sogni.
Lusso originariamente era attribuito per indicare un eccesso di vegetazione; non può esserci abbondanza di vegetazione senza le giuste condizioni e solo allora si genera il lusso, l'abbondanza.
Il lusso nella mente, nell'Anima, nel capire, nell'aver pace di senso.
Il lusso nel non avere nessuna necessità di compensazione o limite psicologico, il lusso della libertà, non quella retorica o raccontata.
Il lusso di poter scegliere di Amare avendone la capacità e non il bisogno, il lusso di poter scegliere... Superfluo, perché il gioco è vinto, si può solo godere: ogni difficoltà o problema, lavoro o impegno, divertimento o svago sembrano risuonare distanti, echi di ombre lontane.
Superfluo lusso di chi gioca; gioca con le immagini, gioca con le emozioni, vede e decide: soffre o piange, ride o gioisce, pensa o guarda.
Il lusso ed il superfluo della vita, quando sei divenuto, quando puoi guardare le cose e ti accorgi che molte le capisci, perché le Sei, ne sei compartecipe ed indissolubile parte.
Sei parte di quel mondo, di quel film, con un prima e un poi. Per quanto grandi ed evoluti potranno essere i tuoi pensieri o la capacità di comprendere o Essere, non potrai che contribuire con quelle piccola invisibile gocce d'acqua al grande immenso oceano.
Il lusso di godere il superfluo ogni momento, ogni giorno; di godere l'Amore, l'Azione, il Divenire, la Vita, il Lusso di soffrire, il Lusso di guadagnare spazi, il Lusso con capacità della propria specificità di Azione.
Allo stesso modo di come la Vita gioca con noi: essendogli assolutamente superflui, ma essenziale Lusso.
Lentamente si entra in un modo differente di percezione, di vita...
Da molto tempo, la notte è diversa... Anche il giorno...
Ho provato ad immaginare uno spazio senza tempo, senza suoni, senza i nostri comuni sensi... Senza spazio...
Quando cominciamo la nostra avventura nell'esistere, dobbiamo imparare tutto, un'impresa ciclopica, per la quale la natura ci ha dotato degli strumenti idonei alla riuscita, però, ad un certo punto intervenne qualcosa, di non previsto e quello che avrebbe dovuto essere, forse, lo strumento "principe" per agevolare molti aspetti, come ad esempio: la percezione della realtà, la comunicazione con gli altri esseri con cui condividiamo il pianeta, che hanno materialità diversa dalla nostra e che, soprattutto, avrebbe permesso una migliore mediazione con l'energia che ci pone e costituisce, divenne errore ed ostacolo.
Forse, ne perdemmo il controllo o la capacità d'uso in qualche epoca ormai remota,
forse, ciò che ci fu dato come dono, da civiltà ben più evolute, divenne mezzo di gestione e controllo a vantaggio di altre civiltà colonizzatrici.
Da molto tempo, la notte è diversa...
Ad un certo livello di sensibilità e percezione, in quel divenire previsto per la nostra comune esistenza, diventa normale la semplice coscienza ed esperienza delle altre forme e modi di vita, s'impara a vederle, viverci e difendersi...
C'è poi uno "spazio", senza spazio e tempo, lì dove la realtà si effettua, ma per poter iniziare ad eccedervi è necessario "abbassare" il livello di "controllo".
I Saggi, nel corso della storia, hanno parlato di questo "mondo", hanno insegnato anche precise tecniche per agevolarne il contatto.
Da molto tempo, il mio modo di dormire è diverso, la notte è lo spazio dove posso più imparare e capire, spesso, come ora, preferisco riprendere lo stato di veglia; ho notato che queste circa tre ore, che vanno dalle 2,30/3 alle 5/5,30 sono difficoltose e presentano molte sovrapposizioni;
è come se ci si trovasse in un grosso incrocio, nell'ora di punta, di una metropoli.
Così preferisco aspettare che si calmi, ho scoperto che non abbiamo bisogno poi di dormire così tanto come si crede.
Ho notato che quando si è prossimi alla fine della vita, proprio negli istanti del passaggio, si acquisisce una specie di "super coscienza", poi essa sparisce e l'energia rientra...
Ma se proprio in questi attimi, avessimo vicino qualcuno in grado di "vedere" e di entrare in contatto, "questo momento" potrebbe permanere come ponte, per un pò?
Come una finestra aperta... Potrebbe quello spazio senza "spazio", senza materialità ed esistenza, sfiorarsi con l'esistere?
Un profondo legame, potrebbe estendere quella sorta di limbo in cui si passa e di cui poi si perde traccia?
Da molto sono rientrano nella mia normalità fenomeni di presenze, porte che si aprono o chiudono, cristalli che si rompono, luci che si accendono, oggetti che si spostano.
So distinguere e conosco molte di queste presenze e forme di vita diverse dalla nostra.
Eppure, la notte del 21 ottobre, a causa di un evento traumatico, per la prima volta mi sono trovato ad assistere al passaggio in quella zona, quando la vita finisce...
Forse per puro egoismo, non l'ho lasciato andare e forse a causa di ciò è rimasto aperto un piccolo varco, una zona dove i diversi modi dello scorrere spazio/tempo, si sfiorano...
... Non ho ancora queste risposte...
Si crede che uno scienziato sia immune dalle emozioni, si ritiene che un conoscitore sia fuori dalle dinamiche.
In realtà è esattamente il contrario; lo scienziato è colui che affronta ogni cosa: emozione, sentimento, ogni realtà, che in qualche modo lo intercetta, fino all'ultimo della stessa.
È un coraggioso, che rende relativa la paura, che relativizza ogni assoluto umano e non, alla semplice datità.
È un Uomo che nel mentre gode della vita, la rende relativa e con essa se stesso, per cogliere, oltre questa il reale in sé.
Può fingere essendo reale nella finzione e renderla vera...
Costantemente radicato nell'Essere, gioca ogni immagine, ben conoscendo e cogliendo la coincidenza tra immagine ed energia.
In questo si trova a decidere, attimo dopo attimo, con quale immagine interagire, fino a che punto e avendone già percorso ogni aspetto e significanza, può entrare nel gioco: soffrire, piangere, adagiarsi nella nostalgia, amare, gioire...
Può percorrere ogni strada dell'inferno, perdersi ed in questo trarne piacere, essendo già in salvo, continuando a guadagnare l'esattezza, momento per momento.
Questo è ciò con cui vive, interagisce in modo costante chi ha deciso di dare un risposta ad ogni domanda, é il dolce prezzo che paga per vincere il gioco.
Questa sera mentre cenavo, mi godevo la stanchezza, mi ci arrotolavo ed avvolgevo.
C'è una trattoria vecchio stile, vicino a dove abito, bianche e quasi accecanti luci al neon ed un grande camino, dove uno dei due fratelli proprietari, uomo tarchiato e gentile, cucina grosse bistecche, lombate salsicce e non solo.
Tovaglie e tovaglioli di carta, coprono massicci tavoli di legno; in alto su una parete, un televisore così datato da essere ormai un pezzo vintage, fa bella mostra di se.
Sintonizzato su un qualche notiziario a volume non molto alto, permette a chi, come me, non fosse interessato, di trattarlo come semplice oggetto d'arredamento: un quadro di grande volume e molto pesante, poggiato su una mensola a sfidare la gravità
il frigo della carne, che ricorda quello dove si vendevano i gelati sfusi ed un vecchio e impolverato mobile, usato per riporre bicchieri e posate, completano l'arredamento.
Quando sono stanco e apprezzare il piacere ricercato, sofisticato, non è possibile, ci vado volentieri; s'incontrano le solite facce, anch'esse ormai parte dell'ambiente, così posso inserire il pilota automatico e mentre con calma mangio, mi adagio a rivedere e verificare la giornata appena trascorsa.
Hanno un vino senza alcuna pretesa di gusto o sentori, ma che ridona gioia all'anima e forza al corpo...
... Continuavo a godermi la stanchezza e mi venne in mente un una parte di un post che scrissi in questo blog nel 2011, poi divenuto un capitolo del mio libro: "Il vincitore non ha scelta".
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Il sogno: ciò che serve per realizzarlo... Quando sei stanco: non arrenderti, riposati.
I pensieri sono fermi, la tua anima ti sta insegnando che hai sbagliato.
Ci sono due tipi di stanchezza: quando hai fatto bene e con sano egoismo quello che dovevi e volevi fare e quando hai dato e fatto "a vuoto".
Quando la stanchezza è sana, è molto bella, si può godere del riposo e le cose sono state fatte in modo eccellente puoi meritare ciò che i latini definivano ozio: un'uscita momentanea dalla storia, dal correre quotidiano, per ritrovare casa.
Uscire da: ogni azione, ogni problema, ogni ruolo o dovere; esclusivamente te stesso in contemplazione del fluire, fuori dal tempo.
L'ozio è piacere esclusivo di persone capaci. L'ozio è per quei capitani che non si accontentano di "un porto sicuro", ma che dopo aver navigato e condotto la nave in porto, abbiano poi il loro segreto rifugio.
Magari all'ombra di un albero di olivo, in cima ad una collina dalla quale possano distendere e riposare lo sguardo, accarezzando il tiepido morbido abbraccio dell'assenza di ogni pensiero, potendosi così dedicare al proprio personale piacere del semplice fare per il bello.
Questa è la stanchezza positiva, è la sana stanchezza dei vincenti.
Poi c'è l'altro tipo di stanchezza, quella di quando hai sbagliato.
Hai dato troppo e non era necessario e soprattutto non era utile, né strategicamente né tatticamente.
E' una stanchezza vuota, dalla quale è molto difficile riposarsi. E' difficile perché non è soltanto una "questione" di fatica fisica, ma si è ridotto il proprio livello energetico...
omissis ..
Già!
Trasalii sentendo, in sottofondo, il volume del televisore: non era il tempo dell'ozio, c'era ancora da lottare, in fondo combattere continuava a piacermi e non me ne ero mai sottratto o tirato indietro.
Tornai semplicemente a godermi la stanchezza, quella sana; qualche avventore, conosciuto di vista o poco più, passando, diceva qualcosa o semplicemente salutava...
Sorridevo ed annuivo, avevo l'impressione di guardare un film muto, vedevo le labbra muoversi i volti parevano senza espressione e non udivo nessun suono o parola, eppure ritengo che qualcosa dicessero.
In quella stanchezza, la forza faceva la sua casa; l'alba non era poi così distante, il nuovo giorno mi avrebbe trovato lì ad aspettarlo, pagai il conto e andai...
C'era un tempo in cui, quando qualcuno decideva di parlare, lo faceva in quanto poteva farlo: per autorevolezza, per intelligenza, per storia e prassi dimostrata.
Si poteva percepire, lo "spessore" il carisma di quell'Uomo, che aveva "autorità", che aveva guadagnato il diritto a "dire".
Quando un Uomo decideva di parlare, diceva sempre, riusciva a fare realtà in qualche attento uditore, che per caso o per merito si fosse trovato lì ad ascoltarlo.
Era il tempo in cui c'erano doveri, responsabilità, sacrificio e determinazione.
Ma quei tempi sono lontani...
Si parla per parlare, senza dire nulla, se non qualche parola retta da luoghi comuni e facili tentativi di rubare ancora emozioni.
In televisione, sui social, al bar, in ogni luogo, solo vuote parole, frasi che non portano dinamiche vitali, semplice cifrato computer.
Luoghi comuni: i giornalisti in tv si preoccupano solo di quale audience avranno e di quale figura abbiano fatto, sui social quanti like riceveranno per gli "alti" concetti espressi; non c'è nessuna novità, nessuno spazio bianco dove ritrovare casa, dove trovare l'entusiasmo della vita.
Ci s'interroga su quali siano stati i problemi della nazionale di calcio, ad esempio, chi abbia sbagliato, perché e come, poi tutta la solita serie di stereotipi: rifondare il calcio italiano, dimissioni, troppi soldi, ecc.
Qualche tempo fa, ho avuto occasione di andare a vedere una partita di ragazzi 14/15 anni nei nostri tornei provinciali, in un paese chiamato Selci, nella zona dove io vivo.
Mi sarei aspettato di vedere giovani divertirsi con spirito agonistico e che avrei potuto vedere l'Italia del domani; mi sarei aspettato di vedere sacrificio ed ambizione, di vedere genitori orgogliosi di come avevano "educato" i propri figli...
E proprio così, in un certo senso, è stato!
Certo, non come sarebbe stato giusto, Umano, vedere...
Ho visto l'arbitro (una ragazza giovanissima) piangere, perché insultata da genitori facinorosi, ho visto falli cattivi ed inutili, ho visto genitori "incapaci e frustrati" e figli non capaci di "guadagnare" la gloria.
La gloria non è quella che c'insegnano in tv, mi riferisco a quella che ognuno può guadagnare solo con se stesso, con la vita.
Ad un tratto, mi sono trovato a guardare gli spalti invece del campo, tutto è apparso chiaro, semplice.
Ogni risposta era lì: il motivo per cui la nazionale non fosse riuscita ad arrivare ai mondiali, il motivo per cui l'italia, potenzialmente uno dei paesi con le maggiori risorse al mondo, si trovasse invece in uno stato pietoso, il motivo per cui i politici non sapessero che direzione prendere, insomma, ebbi il riscontro a molti degli interrogativi della società in cui vivevo.
Così, mentre mi allontanavo, potevo ancora udire grida cariche d'inutile rabbia, insulti senza alcun senso; percepivo tutto il vuoto del mondo.
Vuoto a vuoto, terra a terra, vite prive di senso!
Continuavo a camminare e allontanandomi dal campo, mi ripulivo di quelle frustrazioni, di quel non senso; ripresi a respirare, percepii nuovamente la dolcezza ed il sapore dell'aria e quella voglia di sano piacere.
Si, avevo voglia di sano piacere, quasi da opporre al vuoto, come si potesse opporre qualcosa al vuoto...
Mi allontanai a riprendere la via, quella via che ogni Uomo ha necessità di percorrere; magari se fossi stato attento e fortunato, avrei potuto scorgere uno di quei cavalieri solitari, che molto di rado può capitare d'incontrare;
in fondo era quasi ora di pranzo, forse avrei potuto vedere quel fumo, avrei potuto assaporare quel buon sapore di sigaro o magari semplicemente percepirne la presenza, il calore; la distanza nello spazio o nel tempo, non sarebbe stato un problema...
Come mi accadde quella volta, in quelli che dovevano essere solo pochi giorni di vacanza a Tarifa, tranquilli giorni in kaysurf che si rivelarono, invece, ben altra cosa, ma questa é un'altra storia: Come gabbiani.